Articoli Alfonso Pluchinotta
 
     
 

 

 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 20/12/2009 @ 06:42:26, in Taccuino, linkato 256 volte)









BUON



ANNO



2010








testo modificato tratto da
Wislawa Szymborska





 
 

Preferisco me che vuol bene alla gente
a me che ama l’umanità.

Preferisco una bontà avveduta
a una credulona.

Preferisco i paesi conquistati
a quelli conquistatori.

Preferisco l’inferno del caos
all’inferno dell’ordine.

Preferisco foglie senza fiori
che fiori senza foglie.

Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.

Preferisco il tempo delle stagioni
a quello delle stelle.

Preferisco non chiedere
per quanto ancora e quando.

Preferisco considerare persino la possibilità
che tutto abbia una sua ragione.


another chance


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Di Admin (del 09/11/2009 @ 09:15:08, in Senologia 36, linkato 432 volte)


Roy Lichtenstein,
De Denver au Montana, 1992.




      MEGLIO LE PROTESI O IL LIPOFILLING ?

 

Per rifarsi il seno in modo definitivo, meglio le protesi o il grasso tolto là dove c'è n'è fin troppo?

Da una parte ci sono le protesi, utilizzate da quasi 50 anni, disponibili sempre più nuove, in circa cento modelli diversi anche per consistenza che garantiscono una naturalezza superiore, più resistenti e durature, rivestite in modo tale da ridurre la naturale reazione fibrosa generata dal tessuto mammario intorno al silicone che agisce da corpo estraneo.

Dall’altra parte c’è l’utilizzo del grasso per aumentare il seno e correggere piccoli inestetismi dovuti, per esempio, ad interventi conservativi troppo estesi. Anche qui vi sono novità per utilizzare il grasso al meglio e potenziarlo affinché i risultati siano duraturi. Attraverso piccole incisioni si introducono delle cannule che iniettano il grasso all’interno dei tessuti, ottenendo tra l’altro anche un ritorno della sensibilità anche in tessuti molto traumatizzati, perché le staminali contenute nel grasso riescono a ricostruire il sistema nervoso periferico.

Le protesi hanno numerosi vantaggi in quanto recuperano un aspetto naturale in un unico intervento, ovviamente anche e soprattutto nelle donne magre.

Per il “trapianto autologo di cellule adipose”, detto anche lipofilling (riempimento di grasso) bisogna invece che il tessuto adiposo iniettato sia subito vascolarizzato dal sangue circolante della paziente; non si può quindi inserire più di una certa quantità di grasso in tempi rapidi perché il suo centro non sarebbe irrorato, ma si creano microtunnel in cui inserire filamenti di cellule adipose. In caso di correzione estetica si riescono ad introdurre da 150 a 250 cc di tessuto (pari ad una-due taglie) in circa 2 ore. In caso di mastectomia si rendono necessari più interventi a distanza di almeno tre mesi. In caso di mastoplastica additiva estetica si può arrivare a inserire quanto basta per aumentare di una/due taglie il seno in un solo intervento di due ore e mezza. Dopo l’intervento occorre utilizzare particolari accorgimenti per meglio espandere i tessuti e stimolare le staminali a produrre altro adipe.

Non è poi tutti così semplice. Per esempio, bisogna avere il grasso ‘giusto’, povero di trigliceridi e ricco di cellule adipose, anche se alcune sofisticate macchine di filtraggio consentono di avere una certa percentuale di tessuto ottimale. Bisogna inoltre che il grasso venga prelevato da qualche parte del corpo senza creare danni. Infine, se il seno è molto cadente il riempimento di grasso non basta, serve la proiezione in avanti che solo la protesi può offrire.

Per concludere, bisogna che il chirurgo plastico valuti con attenzione tutti i parametri e abbia con la paziente un colloquio esaustivo su quelle che possono essere le reali aspettative.

 

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Di Admin (del 26/10/2009 @ 07:00:09, in Iconografia, linkato 439 volte)



ICONOGRAFIA (15)




La Mostra "QUELL'INSTABILE OGGETTO DEL DESIDERIO"

si trasferisce a Firenze al Museo Alinari della Fotografia

dal 19 novembre 2009 al 10 gennaio 2010


Per coloro che sono interessati al catalogo (160 pagg., testi in italiano/inglese, 120 fotografie, copertina cartonata con sopracoperta), sono disponibili alcune copie a prezzo ridotto di 30 euro, incluse le spese postali di spedizione. Richiederlo a info@alfonsopluchinotta.it

una selezione delle fotografie è visibile nel sito
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=photo&media=13101



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Di Admin (del 26/09/2009 @ 17:42:00, in Iconografia, linkato 464 volte)



ICONOGRAFIA (14)




SOGNANDO AD OCCHI APERTI
NELL’AFFASCINANTE MONDO DEL SENO FEMMINILE

DAYDREAMING INTO THE ENTHRALLING
WORLD OF THE FEMALE BREAST

 
Jan Taal  - School vor Imaginatie – Amsterdam
(estratto dal catalogo della mostra "Quell'Instabile Oggetto del Desiderio" - Padova, ottobre 2009)
 

Una tra le mie fotografie preferite in questa incredibile mostra è quella affascinante in cui sono ritratte Sofia Loren e Jayne Mansfield. La Loren sembra guardare con un misto d’invidia e di divertimento i seni della sua rivale messi sapientemente in mostra. Sembra rendersi conto che è stata sconfitta, e nasconde il suo seno dietro una sorta di paravento nero. L’offerta a Madre Natura della Mansfield è come l’ostentazione di uno yacht da un milione di dollari nel porto di Saint Tropez, dove il passante, che mai verrà invitato a bordo, rimane a bocca aperta davanti a tali ricchezza e splendore. Nonostante il suo inossidabile sorriso, mi sembra che la Mansfield, con la sua corona scolpita di biondi capelli, stia offrendo i suoi seni per una festa, dicendo “mangiali con gli occhi, io sono la Grande Madre di tutte le madri e di tutte le amanti”. Godetene, toccateli, arrendetevi con tutti i vostri sensi.

Percezione ed immaginazione sono intimamente legate. Questa affascinante scelta di Alfonso Pluchinotta è un tributo al seno femminile e al tempo stesso uno sguardo giocoso. Rappresenta non solo la bellezza sfaccettata del seno, ma propone una profonda riflessione sull’immaginario del seno, che non rifugge da humor, ironia e paura, poiché è da tempo immemorabile che il seno femminile è oggetto di ammirazione, desiderio e persino ossessione. Adesso anche la paura è diventata un aspetto importante per le donne. Le statistiche oggigiorno ci dicono che nel mondo occidentale una donna su nove verrà colpita da tumore al seno. Immagini di bellezza contrapposte alla paura della morte. La dolce e bella pienezza di Madre Natura a cui si contrappone la diminuzione se non la demolizione.

A prescindere dalla malattia, rimodellare i seni nella forma voluta dalla cultura e dalla moda di oggi è diventata una pratica quasi normale nella società contemporanea. Per una ragazza ricevere un seno nuovo da parte dei genitori come regalo per il suo diciottesimo compleanno sembra essere l’ultima novità per avviare al senso di insicurezza una personalità in via di sviluppo. Le pubblicità per la chirurgia plastica compaiono sulle prime pagine dei giornali. Nell’industria dello spettacolo tutti sanno che “niente tette, niente guadagni”.

Ricordo poco del mio primo incontro col seno femminile, succhiando al petto di mia madre. Ma posso tuttavia sentirne e gustarne la morbidezza, mentre mi sazio con questo latte ricco e pieno. Da allora amo tenere nelle mie mani i seni della mia donna. La percezione è una questione molto intima e privata. É direttamente connessa alla nostra immaginazione, la funzione psicologica centrale che ci dà il potenziale di essere liberi, di viaggiare dove vogliamo, liberi come un uccello e creativi oltre ogni limite. Ma, allo stesso tempo, tocca le particelle elementari della nostra psiche, la nostra struttura interna e ciò che fondamentalmente siamo. Le immagini che possediamo di noi stessi e della realtà che ci circonda, in massima parte percezione inconscia, determinano le nostre emozioni, i nostri pensieri e i nostri comportamenti. Nell’apprezzare un’immagine siamo inconsapevolmente condotti nelle pieghe più profonde del nostro cervello, laddove cervello e mente si incontrano. I trilioni di connessioni di mente/cervello contengono tutte le nostre esperienze come anche quelle dei nostri antenati.

Più a lungo e con maggior attenzione ci si sofferma su un’immagine, più saranno gli strati profondi di mente/cervello a rivelarsi. Carl Jung e Roberto Assagioli, pionieri nel campo della mental imagery, spiegano: focalizzare l’attenzione su un’immagine la renderà ‘gravida’, nel senso che farà nascere contenuti più profondi, frutti nascosti nella psiche. Focalizzare l’attenzione ci porterà più vicino alle origini della psiche, in un certo senso alle origini dell’esistenza, proprio quello a cui aspira la meditazione. Attraverso il seno, Madre Natura ti sta chiamando. Ciò che suscita in te dipende da come interagiscono la tua immaginazione, la tua storia e la tua cultura.

L’allattamento al seno è diventato una questione controversa nella società occidentale. L’ossessione per l’estetica, gli aspetti economici, il fatto che esso possa non essere visto di buon occhio nei luoghi di lavoro o semplicemente perché impossibile con il bambino al nido o altrove, sono alcune delle ragioni fondamentali. Compagnie potenti e astute poi hanno sostenuto “argomentazioni scientifiche” per convincere i consumatori che il latte artificiale fosse più sano. Invece abbiamo bisogno del seno, dal punto di vista fisico e da quello emotivo. Certo, possiamo farne a meno, ma a quale prezzo? Molto diversa è stata la mia esperienza nella remota zona montagnosa di Chitral, nel Pakistan fondamentalista islamico. Tradizionalmente le donne coprono il proprio corpo alla vista di uno straniero, ma spesso nelle famiglie da cui sono stato accolto, ho visto madri scoprire senza esitazione il seno per nutrire e confortare i loro bambini.

Per concludere vorrei commentare la fotografia di Antanas Sutkus: quattro ragazzine che sembrano riassumere in qualche modo i vari atteggiamenti.

La ragazza sulla destra, che timidamente copre quello che inevitabilmente cresce.

Dietro di lei. Ciao, guarda i miei buffi piedi. Dissociazione.

La terza. Eccomi, orgogliosa di essere! Sono pronta.

In prima fila. Accettazione e approvazione (o è sottomissione?). Preparazione per ciò che è a venire. Tocca a me nella vita, sono la prossima.

E l’immagine di Jerry Schatzberg sul manifesto della mostra non è una splendida scelta? La spirale aguzza di luce ricorda al nostro cervello/mente la grande luce interna, archetipo della fonte di tutte le cose, confusa con la dolce morbidezza del seno, cos’altro possiamo desiderare?

 

One of my favourites in this catalogue is the fascinating photograph of Sophia Loren and Jayne Mansfield. Loren looks, it seems to me, with a mixture of envy and humour towards the so well displayed extraordinary breasts of her rival. Loren seems to recognize her superior, covering her own bosom behind a decent black curtain. Mansfield’s careful offer of Mother Nature is like a million dollar yacht at the harbor of San Tropez, where one can stroll by and gasp at this display of wealth and luxury, but probably is not invited for a drink. Yet, despite her stainless smile, it looks to me as if Mansfield with her carefully sculpted blond crown of hair is offering her breasts for a feast and says “eat them with your eyes, I am the Great Mother of all mothers and lovers alike.” Enjoy, touch, surrender with all your senses.

Perception and imagination are intimately related. Alfonso Pluchinotta’s intriguing collection of photographs is as much a tribute to the female breast as it is a playful survey. It depicts not only the multifaceted beauty of the breast, it embodies a profound study of the imaginary of the breast, in which humor, irony and fear play a part, as the female breast has been the object of admiration, desire and obsession since time immemorial. At present fear is a major feature for women. Statistics tell us that one out of nine women in the Western world will be affected by breast cancer. The image of beauty countered by the fear of death. The sweet and beautiful fullness of Mother Nature countered by diminishment if not demolition.

An immense medical industry has grown up around the screening, treating, healing and restoring of the breast. Disease aside, reshaping one’s breasts to conform to the standards set by today’s culture and fashion tends almost to become a common practice in modern society. Receiving new breasts as a birthday present from her parents when a girl turns eighteen seems to be the latest novelty in dealing with the feeling of uncertainty in the developing personality of a young woman. Ads for cosmetic surgery appear on the front pages of newspapers. In the music industry it is common knowledge that it is “no tits, no income.“

From my first encounter with the female breast, sucking at my mothers breast, I have little remembrance. Nevertheless I can feel and taste her softness, filling me with this rich full milk. Ever since I love to hold my lover’s breasts in my hands, such a nourishing touch it is, and I caress them, and so many feelings they arouse. Perception is a very intimate, private matter. It is directly connected to our imagination, the superb central psychological function that gives us the potential to be free, able to travel as far as we desire in our mind, free as a bird and boundlessly creative. At the same time however, it touches on the very building blocks of our psyche, our inner fabric and who we fundamentally are. The images we possess of ourselves and the world around us, in greater part an unconscious awareness, determine our emotions, thoughts and behaviour. In our appreciation of a picture we are unconsciously taken into the deeper engravings of our brain, the meeting point of brain and mind. The trillions of connections in the mind-brain contain all our experiences as well as those of our ancestors.

The longer and more attentive one dwells on an image, the deeper the layers of the mind-brain that disclose themselves. Carl Jung and Roberto Assagioli, pioneers in mental imagery, put it this way: focusing attention on an image will make it ‘pregnant’ in the sense that it will give birth to deeper contents, hidden fruits in the psyche. Focusing attention will lead you closer to the origins of the psyche, in a sense to the very origins of existence, like meditation is aiming at. With the breast Mother Nature is calling on you. What it stirs in you depends on the working and patterns and interweavings of your imagination, history and culture.

Breastfeeding has become a controversial issue in Western society. Obsession with the aesthetic aspect, economic questions, the fact that breastfeeding might not be looked on favourably at the places of work or might be simply impossible with the child in a nursery elsewhere are some of the underlying reasons.  Then influential and shrewd companies tried with ‘scientific arguments’ to convince the public that artificial milk is healthier. How deep can one fall? On visiting a baby clinic a friend of mine overheard a woman exclaiming: “I am not a cow,“ expressing her disgust with the animal side of breastfeeding. A curious statement, for we are after all mammals.  Physically and emotionally we need the breast. True, we can do without, but at what cost?

The four girls in the moving photograph by Antanas Sutkus seem to summarize some of the principal attitudes.

The girl on the right, timidly covers up what’s inevitably developing.

Behind her. Hé, look at my funny feet. Dissociation.

The third. Proud to be, here I am! Ready for it.

Front stage. Acceptance and approval (or is it submission)? Preparing for what is coming up. My turn in life, I’m next.

As for Jerry Schatzberg’s image on the cover of this catalogue, isn’t it a wonderful choice? The pointed spiral of light, reminding our brain-mind of the great inner light, archetype of the source of all things, mingled with the sweet softness of the breast, what more we can desire?

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Di Admin (del 26/09/2009 @ 17:35:56, in Iconografia, linkato 318 volte)



ICONOGRAFIA (14)




INCANTO E FRAGILITA’ DI UN EMBLEMA FEMMINILE
 
Umberto Veronesi

Fondatore e Presidente Onorario di EUROPA DONNA- The European Breast Cancer Coalition,

 

Questa bellissima mostra fotografica è un omaggio alla donna, ritratta e rappresentata attraverso il simbolo del fascino e dell’incanto dell’universo femminile: il seno.

Con poesia, in un caleidoscopio di sensazioni che toccano la parte più intima e segreta dell’anima, sono esaltate la maternità, la purezza, la seduzione, il piacere, il sogno proibito, l’immaginario ed insieme la fragilità, il dolore e i tormenti fisici e psicologici legati all’espressione della sua grazia, cantata da artisti e poeti in ogni forma ed in ogni tempo.

Ma lo sguardo alla fisicità e alla bellezza femminile è il corollario di un obiettivo più importante: sensibilizzare al valore del seno, da proteggere e curare prima che la sua integrità venga svilita dalla malattia, prima che una cicatrice fisica possa annidarsi nelle pieghe più intime dello spirito e ricordare un dolore.

Non è sufficiente essere donna, o stare dalla parte delle donne per portare avanti un ‘progetto’ in difesa della loro salute. Occorre comprenderne l’interiorità, fare delle fragilità del mondo femminile i punti di forza, sentirsi portavoce solidali di una filosofia e delle sue necessità e, in questo, la mostra si è fatta valida interprete. La scienza, dal canto suo, ha orientato i suoi sforzi ed il suo impegno verso un cammino di umanizzazione che ha significato l’ideazione di strumentazioni per la diagnosi precoce e tecniche chirurgiche sempre più conservative per la preservazione della femminilità ma soprattutto l’obiettivo di ridurre a un ipotetico zero il tasso di mortalità per tumore della mammella. E questo, confidando anche sulla partecipazione della popolazione femminile, portata ad una maggiore attenzione alla propria salute.

Approfitto di queste immagini che testimoniano il pieno fulgore della vita e della pienezza, per invitare le donne alla consapevolezza che l’attenzione al proprio corpo e la prevenzione sono oggi la risposta concerta, efficace e sicura in direzione della salute e di un senso di responsabilità verso se stesse e la difesa di una vita di buona qualità, dove la malattia possa essere uno spettro lontano.

 

This intriguing photographic exhibition is an homage to woman, portrayed and represented by the symbol of the charm and magic of the feminine universe, the breast. Maternity, purity, seduction, pleasure, the prohibited dream, the repertoire of concepts and the fragility, the pain and the physical and psychological torments linked to the expression of her grace, sung by artists and poets in all ways and times, are poetically extolled in a kaleidoscope of sensations that touch on the most intimate and secret part of the soul.

But a glance at the physical aspect and beauty of women is the corollary of amore important objective: that of making people aware of the value of the breast, of protecting and taking care of it before its integrity is demeaned by disease, before a physical scar can settle into the most intimate depths of the spirit and summon up pain It is not enough to be a woman, or side with women, to promote a ‘project’ in defence of their health.

One must understand the inner soul of women, turn the fragility of the feminine world into a spearhead, feel one is a spokesperson sympathizing with a set of principles and their demands, so convincingly presented in this exhibition. Science, for its part, has oriented its endeavours and its commitment in the direction of a humanization that has led to the creation of instruments for an early diagnosis and conservative surgery aimed at preserving femininity but above all aimed at reducing to a hypothetical zero the mortality rate for breast cancer. The role assigned to women as they become more conscious of their health is also of fundamental importance.

These photographs that bear witness to the full splendour of life provide me with an opportunity to make women more aware of the fact that the most concrete, effective and sure way to safeguard their health and defend the quality of life, keeping the spectre of disease at due distance, is by paying attention to their bodies and prevention.

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Di Admin (del 23/08/2009 @ 05:42:51, in Senologia Clinica, linkato 342 volte)



Aldo Mazza, Scienza per Tutti, 1909







MAMMOGRAFIA SU MISURA


Uno screening, ritagliato sulla base della storia personale per contrastare al meglio un nemico giurato delle donne:
il tumore al seno.

 

Il tumore al seno è ancora sottostimato. In Italia le cifre reali del big killer al femminile sono "sorprendentemente maggiori" rispetto ai dati ufficiali. In particolare, allarmano i dati relativi alle donne under 45: in 6 anni si calcola un +28,6% di casi nella fascia d'età 25-44 anni. "Una popolazione generalmente esclusa dalle campagne di screening mammografico", fa notare il coordinatore della ricerca Antonio Giordano, Presidente del Comitato Scientifico del Centro di Ricerche Oncologiche. La sua équipe, multidisciplinare, composta da epidemiologi, chirurghi, radiologi, patologi clinici e genetisti – ha contato i casi di tumore al seno nel nostro Paese passando in rassegna "le schede di dimissione ospedaliera” calcolando il numero esatto di interventi chirurgici demolitivi (mastectomie) o conservativi (quadrantectomie) realmente eseguiti nelle sale operatorie italiane dal 2000 fino al 2005 (ultimo anno disponibile per la consultazione)".

Secondo lo specialista, "ciò impone indubbiamente la necessità di considerare un abbassamento dell'età di esecuzione della prima mammografia, ma deve anche farci interrogare sulle cause che stanno determinando un così sorprendente aumento dei tumori al seno nelle donne più giovani". I fattori imputati? "Probabilmente l'assunzione di estrogeni attraverso gli alimenti o preparati farmacologici, il fumo di sigaretta, l'inquinamento ambientale e in particolare quello da diossina (cancerogeno di classe I che si deposita proprio nei tessuti grassi come il seno delle donne)".

Bisogna quindi pensare riscrivere la mappa degli screening per la diagnosi precoce dei tumori. Non più quindi un esame standard - la mammografia fra i 50 e i 69 anni d'età come avviene oggi- bensì uno screening che tenga conto della storia personale di ciascuna donna, dividendole in tre categorie di rischio (normale, medio, alto).

Resta invariato l'iter per chi non presenta i cosiddetti fattori critici, ad esempio presenza di uno o più casi di neoplasia al seno in famiglia, particolari caratteristiche della mammella, sovrappeso e non aver avuto figli in giovane età.

Per tutte le altre donne, invece, andranno previste corsie preferenziali e l'uso di strumenti più sensibili per scoprire il tumore, come la mammografia digitale. E non è tutto. Per combattere la neoplasia più temuta dalle donne lo screening verrà esteso anche alle 40enni e alle over 70.

E' questa una delle misure messe a punto dagli addetti ai lavori chiamati a raccolta dal ministero del Welfare per, nel corso dell'International Meeting on New Drugs in Breast Cancer all'Istituto Regina Elena di Roma.

Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, e sono già allo studio della Commissione. E la proposta diventerà al più presto operativa. Una misura che mira a ridurre le 12 mila vittime che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese su 38 mila nuovi casi. La diagnosi precoce è una delle armi più affidabili di cui disponiamo per sconfiggere la malattia. Con una sopravvivenza che si attesta al 98% se si interviene nei primissimi stadi.

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Di Admin (del 14/08/2009 @ 07:04:09, in Senologia e Dintorni, linkato 308 volte)





Le suggestioni della fotografia artistica del seno correlate all’immaginario collettivo in un viaggio culturale alla ricerca delle sue singolarità estetiche e psicologiche: il seno oggetto viene soggetto nell’ambito dei diversi contesti individuali e sociali.

Dalla delicata ironia dello sguardo di Erwitt e Cartier-Bresson alla ricerca formale delle immagini di Brandt, Kertész e Schatzberg ai fotomontaggi di sapore surrealista di Marcel Marien.

La mostra, pensata non solo come messaggio alle donne, ma come momento di riflessione su uno dei simboli dell’immaginario relativo alla femminilità, sarà dunque per i visitatori innanzitutto l’occasione di immergersi in una eccezionale esperienza estetica tutta al femminile, non estranea ad una riflessione sul lato più oscuro della femminilità, quello della malattia, pur sempre osservato dal punto di vista positivo della consapevolezza e della prevenzione.

 

The fascination of art photography of the breast correlated to the collective imaginary in a cultural journey in search of its aesthetic and psychological peculiarities: the breast as object becomes the breast as subject in the various individual and social contexts.

From Erwitt's and Cartier-Bresson's delicate irony to the study of form in the pictures by Brandt, Kertész and Schatzberg, to the photomontages of a surrealist nature by Marcel Marien.

The exhibit, created not only as a message to women, but as a moment of reflection on one of the symbols of the repertoire of concepts regarding femininity, will give visitors a chance to immerse themselves in an exceptional aesthetic experience, completely feminine, not alien to a reflection on the darker side of femininity, that of disease, observed though from the positive point of view of awareness and prevention.

                                                                         

un appuntamento da non perdere


    


 


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Di Admin (del 25/07/2009 @ 07:05:02, in Iconografia Senologica, linkato 312 volte)



ICONOGRAFIA E APPUNTI LETTERARI (13)




 Yoko Ono, Anton's memory
Palazzetto Tito, Fondazione Bevilacqua La Masa
Venezia 29 maggio - 20 settembre 2009


Alcuni visitatori delle mostre di Arte Contemporanea a Venezia saranno rimasti sorpresi dalla circolazione di alcuni gadget (soprattutto shopper) che riportavano l’immagine che Yoko Ono aveva scelto come guida per comunicare la sua esposizione alla Fondazione Bevilacqua La Masa: un'unica mammella umana. Ne parla nel catalogo Angela Vettese, Presidente della Fondazione Bevilacqua:

“È il neonato che vede una mammella sola alla volta e che non è in grado di riconoscerle come coppia. Il rapporto con il nutrimento, con la madre, con la famiglia, con il mondo inizia con la visione desiderante di una mammella unica. La psicoanalisi di Melanie Klein ci racconta come ogni neonato allucini che il seno mancante, il "seno cattivo", quello che fa percepire fame al neonato, sia in effetti una parte di sé che il bambino stesso teme di aver distrutto quando ancora non riesce a concepire che esso faccia parte di un altro corpo e che, in generale, esistano altri corpi al di fuori del suo: di qui l'origine di una posizione depressiva e spesso auto ed etero aggressiva che può durare tutta la vita. Il bambino dapprima e poi l'adulto sarebbe tormentato da un pensiero mai chiaramente espresso, ma traducibile più o meno così: "lo ho distrutto la parte buona di me". L'allieva principale di Melanie Klein, Anna Segai, propone come qualsiasi atto creativo possa rappresentare una via verso il ritrovamento del seno e dunque anche del sé: attraverso una ricostruzione del "seno buono", quello che c'è, che nutre, che da latte, l'arte diventa allora una via di uscita dal desiderio di punirsi e di lasciarsi morire.”

 
 

Some visitors of exhibitions of art in Venice have been amazed from the circulation of some gadgets (above all shopper) with the image that Yoko Ono chose as a guide in order to communicate the sense behind this exhibition by the Foundation Bevilacqua La Masa: a single human breast. Angela Vettese, President of the Foundation, writes in the catalogue:

“The newborn baby sees only one breast at a time and is not able to recognise them as a pair. The relationship with food, with the mother, with the family and with the world starts with the yearning for a single breast. Melanie Klein's psychoanalysis tells us how every newborn hallucinates that the missing breast, the "bad breast", the one that makes the newborn perceive hunger, is in actual fact a part of him/herself that the child fears to have destroyed when s/he is still unable to conceive that it is part of another body and that, in general, there may exist other bodies outside his/her own: this is the origin of a depressive and often auto/hetero-aggressive position that may last one's entire life. Initially the child and then the adult would appear to be tormented by a thought which is never expressed in clear terms, yet which may be translated more or less as: "I have destroyed the good part of myself". Melanie Klein's main pupil, Anna Segal, suggests how any creative act may rep-resent a path towards the rediscovery of the breast and thus also of the self. Through a reconstruction of the "good breast", the one that is there, that feeds, that gives milk, art thus becomes a means by which to rid oneself of the desire for self punishment and to let oneself die.”


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Di Admin (del 23/06/2009 @ 08:04:54, in Senologia e Dintorni, linkato 420 volte)



 



Il SENO OLTRE I LUOGHI COMUNI
da Alfonso Pluchinotta – Quell’Iinstabile Oggetto del Desiderio –
L’Immaginario del Seno Femminile nella Fotografia d’Autore
 

L’importanza sociale data al seno femminile è un fenomeno indiscutibilmente sopravvalutato. L’interesse che esso suscita sembrerebbe più dovuto ai suoi numerosi collegamenti trasversali con i comportamenti collettivi (religione, costume, moda...) che non ai suoi meriti reali. Rinunciando ad una analisi più dettagliata che non ci compete e che sarebbe comunque complessa, vorremmo piuttosto fare alcune annotazioni sulla necessità di dare al fenomeno il suo giusto peso e di stabilire le giuste distanze “oltre i luoghi comuni”.

In primo luogo ci sembra corretto tenere distinto il valore del seno dal punto di vista individuale da quello del contesto sociale.

A livello personale il seno femminile ha una importanza che non è tanto riconducibile all’estetica (condizionata comunque dagli aspetti sociali) e alla sessualità (che ha una valenza per lo più psichica) quanto piuttosto all’allattamento e – soprattutto di recente – alla salute. A questi ultimi aspetti – incoraggiare l’allattamento e difendere la salute – bisognerebbe certamente dare più peso.

Nel contesto sociale invece l’importanza attribuita al seno è, oltre che eccessiva, anche rumorosa e scomposta e ad essa bisognerebbe togliere peso. Inoltre, negli atteggiamenti e nel linguaggio le discussioni sul seno hanno molto in comune con i giudizi superficiali e sconsiderati che si fanno sulle donne quasi a voler sostenere una qualche identificazione delle donne con il loro corpo in generale e con il loro seno in particolare.

Per quanto sia possibile teorizzare un immaginario del seno più ‘spersonalizzato’ e autonomo (nell’immaginario tutto è concesso), si tratta di una operazione culturale non priva di rischi in tempi in cui ormai televisione e chirurgia estetica contribuiscono oltremisura ad una spersonalizzazione del corpo femminile mediante immagini stereotipate quanto svilenti.

Una giusta leggerezza capace di stabilire il peso.

Parliamo della leggerezza come valore disincantato di dominio delle cose. Non la leggerezza della piuma che vagheggia nell’etere, ma quella determinata del gabbiano che volteggia autonomo nel cielo sorvolando le onde che si infrangono sugli scogli.

A livello individuale si parla spesso del seno come elemento di fascino e di incanto, termini che esprimono l’inesprimibile. Nondimeno ciò che è ineffabile si ritrova nelle parole semplici, come ad esempio in quelle di Giovanni Raboni: “se ti metti supina / diventa, calmandosi, solo dolcezza / il peso del tuo seno. Di colpo non c’è / bisogno di nasconderlo, non si può più giocare perché è / tenero e spento / e innocente e basta”1.

Anche sull’allattamento le parole – poche ma che dicono molto – non mancano, ma vogliamo soprattutto soffermarci sulle “temporanee interruzioni della salute”, come preferiamo definire le malattie. In questo campo le parole giuste ‘curano’ anche a dosi omeopatiche, come nei versi di Maria Cristina Aggio: “Osserverai le mie ferite? / o farai finta di nulla… / Le sfiorerai con le dita? / percorrerai le crepe dell’anima? / o chiuderai gli occhi / aggrappandoti al sogno… / (...) Nell’ombra mi sfiora / la tua mano. E sorrido: / sotto la pelle, / batte allo stesso modo / il cuore”2.

Nel contesto sociale invece il seno è un innegabile oggetto di consumo soggetto alle regole del mercato nei confronti del quale il ruolo del consumatore è per lo più passivo. Non è l’individuo che può sottrarre peso alle imposizioni commerciali, ma semmai una cultura più consapevole.

Una giusta ironia capace di mantenere le distanze.

Anche una misurata ironia ha un suo valore correttivo sul ‘passo’ idoneo a mantenere le giuste distanze. Tra gli esempi della letteratura i versi di Gillo Dorfles, critico d’arte e professore di estetica, oltre che occasionale poeta. Quasi a sostenere che lo stupore è uno dei sentimenti più peculiari dell’estetica, Dorfles provoca il nostro immaginario con mammelle-aerostati che vagano nell’etere al di sopra di uno “stuolo mugghiante e stupito di maschi in amore”3.

L’ironia è comunque un’arma a doppio taglio capace di sconfinare nella banalità inconsapevole, quella che “ci fa sembrare bella qualcosa solo perché piace agli altri”. Il taglio della nostra ironia non dovrebbe seguire questa direzione ma invece agire nel verso contrario, liberando le nostre consuetudini dalle banalità, magari proprio banalizzandole fino all’estremo.

Un giusto atteggiamento capace di sorvolare sui futili dilemmi.

Nel suo racconto Palomar Italo Calvino descrive le divagazioni mentali del personaggio che, passeggiando sulla spiaggia, scorge una bagnante che prende il sole a seno nudo. Quando egli le passa accanto pone lo sguardo ovunque ma non su quei seni “istituendo una specie di reggipetto mentale”.

“Perciò egli, appena vede profilarsi da lontano la nuvola bronzeorosea d’un torso nudo femminile, s’affretta ad atteggiare il capo in modo che la traiettoria dello sguardo resti sospesa nel vuoto e garantisca del suo civile rispetto per la frontiera invisibile che circonda le persone.

Però, – pensa andando avanti e, non appena l’orizzonte è sgombro, riprendendo il libero movimento del bulbo oculare – io, così facendo, ostento un rifiuto a vedere, cioè anch’io finisco per rafforzare la convenzione che ritiene illecita la vista del seno, ossia istituisco una specie di reggipetto mentale sospeso tra i miei occhi e quel petto che, dal barbaglio che me ne è giunto sui confini del mio campo visivo, m’è parso fresco e piacevole alla vista. Insomma, il mio non guardare presuppone che io sto pensando a quella nudità, me ne preoccupo, e questo è in fondo ancora un atteggiamento indiscreto e retrivo”4.

Come si vede, e come è ancora più chiaro leggendo il resto del racconto, le difficoltà che accompagnano la ricerca dei giusti atteggiamenti possibili in particolari circostanze di nudità sono innumerevoli. Per esempio ostentare di non guardare potrebbe essere egualmente un atteggiamento ‘indiscreto’ perché quello che non si sta guardando lo si sta pensando, e persino ‘retrivo’ perché afferma comunque il tabù della vista del seno nudo.

Il “reggipetto mentale” potrebbe essere la chiosa di quel “lifting delle idee” di cui parla Umberto Galimberti: “e allora il lifting facciamolo (...) alle nostre idee e scopriremo che tante idee che in noi sono maturate guardando ogni giorno in televisione lo spettacolo della bellezza, della giovinezza, della sessualità e della perfezione corporea, in realtà servono per nascondere a noi stessi e agli altri la qualità della personalità, a cui magari per tutta la vita non abbiamo prestato la minima attenzione, perché sin da quando siamo nati ci hanno insegnato che apparire è più importante che essere”5.

Poiché la leggerezza che semplifica i problemi e la misurata ironia che li ridimensiona non possono trascendere dalla riflessione, questa ci riserverà comunque delle incertezze. Ma ciò fa parte della perpetua instabilità dei risultati della ricerca intellettuale.

In ogni caso non possiamo permettere che la bellezza impersonale di quello che è solo un accessorio femminile mistifichi la personalità della donna fino ad annullarla in alcuni casi. Se il seno ci provoca in maniera smisurata, noi abbiamo le armi per reagire a questa provocazione. Male che vada ci riserveremo di indossare “un reggipetto mentale”.

 

THE BREAST ASIDE FROM PLATITUDES
from Alfonso Pluchinotta That Unstable Object of Desire –
Images of the Female Breast by Masters of Photography

The social importance attributed to the female breast is unquestionably overrated. The interest the breast arouses would seem due more to its numerous transversal links with collective behaviour (religion, customs, fashion…) than its real merits. While a more detailed analysis is not something in our field of competence, we would like to say a few words regarding the need to give this phenomenon its just due and get a picture of the breast “aside from platitudes.”

The first thing to do is to separate the value of the breast as seen by the individual from that of the social context.

The importance of the breast on a personal level lies in its function of breastfeeding and – above all recently – with its health rather than its aesthetic nature (conditioned in any case by social aspects) and sexuality (on the whole a psychic valence). Without doubt more attention must be paid to the former – encouraging breastfeeding and defending health.

There is definitely a need to minimize the unseemly hullabaloo made over the importance of the breast in the social context. Furthermore in their attitudes and language, discussions pertaining to the breast have a lot in common with the superficial and inconsiderate opinions expressed apropos of women, almost as if they were an attempt to encourage the identification of women with their bodies in general and with their breasts in particular.

Although a more ‘depersonalized’ and autonomous imaginary or repertoire of forms regarding the breast can be theorized (in the imaginary everything is allowed), it is a cultural operation not without its risks in times in which television and aesthetic surgery contribute beyond measure to a depersonalization of the female body through stereotyped and demeaning images.  

The right lightness in establishing its due weight

Lightness in this sense is a disenchanted value of being in control of things. Not the lightness of a feather wafting idly in the ether, but that of the seagull as he wheels unhesitatingly in the sky, high over the waves breaking on the rocks.

On an individual level the breast is often mentioned as an element of charm and delight, words that express the inexpressible. Nevertheless what is ineffable can be found in simple words, such as those of Giovanni Raboni: “if you lie down / the weight of your breasts / subsiding, becomes only sweetness / Suddenly there’s no need / to hide them, one can no longer play for they are / tender and insignificant / and innocent and simply that.”1

While the few words one finds regarding breastfeeding do say a great deal, what we wish to do above all is to expand on the “temporary interruptions of health,” as we prefer defining diseases. In this field the right words ‘heal’, also in homeopathic doses, as in Maria Cristina Aggio’s verses: “Will you observe my wounds? / or will you ignore them… / Will you touch them lightly with your fingers? / moving over the cracks in my soul? / or will you close your eyes / holding on to the dream … / (…) In the dark your hand / lightly touches me. And I smile: / under my skin, / my heart / beats the way it always did.”2

In the social context the breast is undeniably an object of consumption subject to the rules of the market where the role of the consumer is generally passive. It is not the individual who can make commercial impositions less important or weighty, but if anything a more attentive culture.

The right kind of irony to maintain the distances.

A measured type of irony can also be remedial in defining the best ‘move’ to make in maintaining the right distances. A good example in literature is to be found in the verse of Gillo Dorfles, art critic and professor of aesthetics as well as occasional poet. Almost as if he were claiming that amazement is one of the most characteristic sentiments of aesthetics, Dorfles provokes our imaginary with aerostatic breasts that roam around in the ether above a “moaning and amazed multitude of rutting males.”3

Irony is in any case a double-edged weapon that can overstep the boundaries into an unwitting banality that “makes us think something is beautiful only because others think so.” Our irony is not meant to go in this direction but should instead go the other way, freeing our customs from banality, to the point of trivializing them as far as possible.   

The right attitude capable of disregarding futile dilemmas.

In his story Mr. Palomar, Italo Calvino describes the mental digressions of his protagonist upon seeing a woman sunbathing with her breast uncovered as he is walking along the beach. When he passes her, he looks everywhere but not on those breasts “creating a sort of mental bra.”

As soon as he becomes aware of this nude female bosom, Mr. Palomar turns his head aside so that his eyes gaze out at nothing, thus guaranteeing his civil respect for the invisible boundary surrounding persons. However, as he continues his walk and can once more look wherever he pleases, he begins to wonder if refusing to see didn’t mean that he was strengthening the convention that considers the view of the breast illicit, in other words creating a sort of mental bra between his eyes and that breast. In other words, didn’t the fact of not looking presuppose that he was thinking of that bare breast, and that this too was basically an indiscreet attitude?4

This is a clear example, even more explicit in the rest of the story, of the countless difficulties that accompany the search for the right attitude to take in particular circumstances of nudity. For example, feigning that one is not looking, might be just as ‘indiscreet’, for we are thinking about what we are not looking at, and even ‘retrograde’ for it is in any case an affirmation of the taboo with regards to looking at a nude breast.

The “mental bra” could be the gloss of that “lifting of ideas” mentioned by Umberto Galimberti: “let’s then undertake a ‘facelift’ (…) of our ideas and we’ll discover that many of the ideas we have accumulated watching the spectacle of beauty, of youth, of sexuality and the perfection of the body every day on television, actually serve to hide the quality of the personality to which we have never paid the slightest attention, for since we were born we have been taught that appearing is more important than being”5.

Since the lightness that simplifies the problems and the moderate irony that downsizes them cannot transcend from reflection, uncertainties remain. But that is part of the perpetual instability of the results of intellectual research.

In any case we cannot allow the impersonal beauty of what is only a female accessory distort the personality of the woman to the point in some cases of cancelling it out. If the breast provokes us inordinately we have the weapons to react to this provocation. At the worst we reserve the right to wear “a mental bra

1 Raboni G., Cadenza d’inganno, Milano,Mondadori, 1975.
2 Aggio M.C., Sotto la pelle. in www.europadonnaitalia.eu.
3
“Dal reggipetto teso di raso, aerostati / vaganti in un etere denso di carne, / si sono librate nell’aria / le candide mammelle. / Navigano verso un empireo / di sole le due navicelle, spalancate all’azzurro, /mentre i capezzoli occhieggiano / in basso ammirare lo stuolo /mugghiante e stupito / di maschi in amore / che volge lo sguardo implorante / al cielo proibito”. Cfr. Dorfles G., [Dal reggipetto teso di raso, aerostati] in Almansi G. e Barbolini R., La passion dominante, Parma, Guanda, 1988.
4
Calvino I. Il seno nudo in Palomar, Milano, Mondadori, 1994. (English translation, The naked bosom in Mr. Palomar, Harcourt Brace & Company, 1985).
5
Galimberti U.,Quel corpo giovane che vogliamo eterno in La Repubblica, 17 gennaio 2004.


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Di Admin (del 22/03/2009 @ 10:22:32, in Taccuino, linkato 268 volte)


Bruno Saetti,
Senza Titolo (Maternità)
, 1973


   un piccolo spazio per appunti veloci e disimpegnati.




a Annamaria

 



La poesia è l'unica prova concreta


dell' esistenza dell'uomo (Cardoza y Aragon)


 

Scrive Luis Cardoza y Aragon, uno scrittore guatemalteco, che la poesia è l’unica prova concreta dell’esistenza dell’uomo. Vi invito a rifletterci e a fare le vostre conclusioni. Di seguito le mie.

Mi capita di immaginare gli uomini come degli alberi, più o meno robusti per volontà e determinazione, più o meno ricchi di foglie per sentimenti e sensibilità. Ma se le foglie cadono continuamente e anche i rami si spezzano... cos’è la poesia? le radici del nostro spirito.

Alberi su cui si posano e da cui ripartono i nostri sentire. Come gli uccelli in volo s'alzano maestosi/ dispiegano le ali e volano via,/ disegnano cerchi e planano,/ così vorrebbero alzarsi gli uomini/ staccarsi da tutto/ trovare vie proprie e sperimentarle con calma.// Come gli uccelli atterrano sempre di nuovo/ ripiegano le ali, si posano a terra, cercano nutrimento/ esposti ai nemici e ai pericoli,/ così ritornano sempre gli uomini/ pronti/ ad affrontare la vita e le sue necessità (Margot Bickel).

Cos’è la poesia? le radici del nostro spirito. Questa è l’unica cosa che mi sento di dire sulla poesia. Per il resto credo si possa qualcosa su quello che la poesia non è o almeno non credo che sia.

La poesia non è fantasia, estro, creatività, che sono solo aspetti secondari dell’efficacia espressiva, ma semmai immaginazione o, meglio, ingegno. Al tempo stesso la poesia non è (solo) sentimento, impulso, turbamento, che sono solo aspetti esteriori della coinvolgimento emotivo, ma semmai entità spirituale, in qualche modo divina, chissà –forse- un avatar.

La poesia non è bellezza e ancor meno ciò che di bello siamo, ma semmai è ciò che di bello non sappiamo di essere. Lo hanno scritto molti poeti, e lo scrive anche Tiziano Terzani (a dimostrazione che non c’è bisogno di scrivere poesie per essere poeti): Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Quella stessa grandezza è in ognuno di noi,ma lì ci è difficile riconoscerla .

E' facile dimostrare come vi sia molta poesia nella prosa e come ciascuno sia poeta quando pensa in forma poetica, quando il suo pensiero diventa espressione dell’anima, e perciò esprime qualcosa di unico, di irripetibile. Occorre aprire se stessi, mente e cuore, per r-accogliere. Una metà della finestra s’è spalancata./ Una metà dell’anima s’è mostrata./ Su, apriamo anche l’altra metà,/ anche l’altra metà della finestra! (Marina Cvetaeva).

* * *

Mi sfugge chi ha scritto che la poesia è il centro invisibile e -al tempo stesso- la periferia di tutte le cose: Se interpretiamo il centro come essenza; invisibile come fosse da intuire; periferia come atmosfera, la poesia non è la ricerca sgomenta di qualcosa che non si è capace di trovare (centro invisibile), e ancor meno il risultato di un involucro di parole belle o altisonanti: è tutto molto più difficile ma anche tutto molto più semplice. Metto alla prova il mio amore con la lentezza dei frutteti,/ contorno il mio presente con il silenzio (André Souris)

Centro-periferia, vicino-lontano, senza compromessi, senza futili eccezioni... Il poeta – da lontano conduce il discorso./ Il poeta – lontano conduce il discorso./ […] Poiché il cammino delle comete/ è il cammino dei poeti (Marina Cvetaeva).

Sappiamo bene che non si vive poesia, che non sempre ne abbiamo bisogno. Il dono di una poesia che ci coinvolge è una grazia che ci viene concessa solo ogni tanto, e forse per questo molto gradita. Perifrasando una frase di Neruda sull’amore: Perché la poesia (come l’amore), mentre la vita incalza, è semplicemente un'onda alta tra le onde. Un compromesso di parole, più che parole ben impiantate, da quelle cose indefinite alle non-parole. Speranza è la cosa piumata che si posa sull’anima,/ canta una melodia senza parole e mai si fermerà (Emily Dickinson)

Voci del silenzio laddove diventa importante ciò che non c’è bisogno di dire. Tu dormendo, io in veglia,/ facevamo lo stesso./ Non c’era da cercare:/ il tuo sogno era il mio.

O il silenzio delle voci possibili che continuiamo a cercare perché è impossibile che non ci siano. Per il poeta nulla è impossibile anzi l’impossibile è impoetico. Le parole diventano allora ermetiche ma solo perché risalgono la corrente verso l’essenziale. Cadono le deboli foglie, rimangono le solide radici con un processo inverso a quello della filosofia la quale parte da assiomi molto semplici (conosci te stesso, qui e adesso...) per poi... perdersi nelle foglie.

* * *

Non dimenticare mai:/camminiamo sull’inferno/ guardando i fiori. Così recita un verso cinese. Scrive Ungaretti: L’esplorazione poetica è esplorazione di un personale continente d’inferno, e l’atto poetico, nel compiersi, provoca e libera, qualsiasi prezzo possa costare, il sentire che solo in poesia si può cercar e trovare libertà.

Una esplorazione poetica come un viaggio senza una raggiungibile meta, perché, come dice sempre Ungaretti, ci sono valori eterni che l’uomo non può conoscere perché su questa terra egli è semplicemente una entità chiusa nel tempo e quindi in grado di conoscere solo cose temporali che possono solo dargli un’idea di cose che superino il tempo.

Fernando Pessoa afferma in maniera provocatoria che Il poeta è un fingitore/ Finge tanto completamente/ Che giunge a fingere che è dolore/ Il dolore che davvero sente. Ma non si riferisce ai veri poeti che invece si interrogano continuamente su se stessi, anche se non c’è risposta o è il Nulla a rispondere, come in questa lirica cinese: Tutta la notte non potei dormire/ per il chiaro di luna sul mio letto;/ udivo sempre una voce chiamare,/ dal Nulla il Nulla rispondeva “sì”.

Un senso di vuoto che tuttavia è l’inizio di una rigenerazione (il Nulla risponde sì):Questa sera seduto sul bordo del crepuscolo/ Con i piedi dondolanti sulle onde/ Guarderò scendere la notte: si crederà tutta sola/ E il mio cuore mi dirà: fai di me qualcosa/ Affinché io senta che sono sempre il tuo cuore.

Domande e risposte sottese a un filo sempre in tensione: Risposte che non sono conclusive ma semmai apertura di nuovi messaggi: Questo è il tuo destino: viverti./ Non devi fare nulla./ La tua opera sei tu, niente altro (Pedro Salinas).

E se non puoi/ la vita che desideri/ cerca almeno questo/ per quanto sta in te:/ non sciuparla nel troppo/ commercio con la gente/ con troppe parole/ in un viavai frenetico./ Non sciuparla portandola in giro/ in balìa del quotidiano/ gioco balordo degli incontri/ e degli inviti,/ fino a farne/ una stucchevole estranea (C. Kavakis).

Troppe domande per poche risposte fanno del poeta forse un melanconico ma mai un triste, almeno quando nella tristezza egli cerca la speranza o almeno la rassegnazione. Vivere è scegliere le umili melodie senza strepiti e spari/ scendere verso l’autunno e non stancarsi d’amare (Angelo M. Ripellino). Anche Ungaretti in una intervista: Non so se sono stato un vero poeta, ma so di essere stato un uomo perché ho molto amato e molto sofferto, ho molto errato e ho saputo riconoscere il mio errore, ma non ho odiato mai.

Avviandoci alla conclusione di queste brevi note vorrei fare una considerazione personale su come la poesia sia penalizzata dal punto vista culturale in quanto collegata in molti casi alla bellezza formale e al sentimentalismo. La poesia è invece una forza primitiva dell’uomo. Chi sa apprezzare la poesia sa diventare forte della sua debolezza e non ha più paura. Alla affermazione vigorosa con cui abbiamo iniziato questo speech  vorrei in conclusione contrapporre un’altra affermazione altrettanto forte: chi, come il poeta, sente l’eternità è al di sopra di ogni paura (Rilke).

 

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